Categoria: I post di Meli

Di Limoni e altri reflussi

Warning: post ad alto contenuto di acidità, astenersi stomaci ipersensibili.

Qualche giorno fa un amico mi ha fatto notare un certo  mio atteggiamento acrimonioso  nei confronti delle relazioni uomo-donna. In effetti, a ben pensarci, noi ignare e dolcissime fanciulle spesso veniamo  tacciate di acidità dal sesso forte.

Ma io mi chiedo: di fronte allo zoo  di  comportamenti maschili che stanno a metà tra uno scimpanzé in crisi  di astinenza e un ectoplasma in lotta esistenziale, come possiamo NON esserlo?

Ed ecco una rapida carrellata di fenomeni ravvicinati del quarto tipo che  mi hanno fatto divertire più di una gita a Gardaland:

i mammoni  ” il ragù solo mamma lo sa fare”, gli indecisi  ” mi piace tanto Anna ma anche Elisa. O forse Giulio?”, i Casanova de noi artri  ” pizzeria  e facciamo alla romana?”, maniaci,  mestruati, stalker, i malaticci  ” metto la sciarpina che poi mi viene la febbrina”, sessofobici, sessodipendenti, gli ansiosi  da dimensione  ” hey  baby, sono il mago del cunnilingus”,  gay repressi, logorroici, gli ipocondriaci che un colpo di tosse e ” ohmiodiohoqualcosadibrutto”.  Poi ci sono i ” ci sentiamo domani “  che sanano  ogni ragionevole dubbio  sulla veridicità delle storie di rapimenti alieni, non essendoci  altra spiegazione alla loro improvvisa e silenziosa sparizione.

E ancora i cyber seduttori, veloci con le dita solo su   messenger, i depilati- lampadati – shatushati che poi si irritano se esci con gli anfibi. Gli smartphone dipendenti e  gli smartphone  intolleranti, che il telefono non serve mica per telefonare  e se  per sbaglio mandi più di un messaggio alla settimana rischi un provvedimento restrittivo di avvicinamento; i  pessimisti  che ”  tanto i rapporti di coppia sono fallimentari”, i realisti ” non sei tu, sono io…” ( si certo, una cozza sei ), gli iperrealisti ” sei la donna della mia vita” ma non anno ancora deciso se questa vita o la prossima; gli indecisi che  ”  le  donne sono  tutte rompicoglioni”  ma ne hanno  4 o  5; gli umili  ” sei meravigliosa,  non ti merito” ,  i sessuomani   ” sesso come con te non ne ho fatto mai prima” ma  nel dubbio ne provano qualcun’altragli indisponibili emotivi  ” non voglio  coinvolgermi” e poi postano le  foto alle Maldive  con la novella fidanzata; i filantropi, che si donano al mondo  femminile al completo,  gli increduli  ” una come te non l’ho conosciuta mai “( e infatti non ci credono nemmeno loro), i procastinatori   ” non sono ancora pronto ad impegnarmi. Sai mica  dove ho messo la dentiera?… “

Indimenticabili sono  i  lamentosi cronici, in perenne crisi depressiva che ancora credono, illusi, di fare leva  su un nostro  proverbiale istinto della crocerossina. E no bambini belli, quello è terminato da un pezzo, e se ne fosse rimasto un pezzettino ci servirebbe per rimediare ai tragici eventi che ci colpiscono, tipo un’unghia scheggiata o i capelli increspati dall’umidità.

Ma quelli che mi piacciono di più e che  distaccano ogni altra categoria come Bolt al rush finale, sono i paurosi. Paurosi di che? Di tutto: della mononucleosi, dei  ragni, della gente, della solitudine, di essere sobri, di bere troppo, di dormire troppo o troppo poco, dei bambini, dei cani, e dei cani con bambino. Ma  soprattutto temono il terribile  male del secolo: le relazioni. Come se la fanciulla con cui stanno  prendendo il  caffè del mattino dopo potesse fraintendere le loro intenzioni e trasformarsi in un attimo  da allegra compagna di una notte a terribile Kathy Bates  di Misery non deve morire. Calma ragazzo, è un caffè, io ho sonno  e ancora  non ho deciso se vorrò rivederti o preferirò piuttosto partecipare  a un reading di Mein Kampf. In tedesco.

Quindi lasciatecelo almeno questo sacrosanto diritto ad essere acide, ché sappiamo che comunque, i limoni, vi piacciono sempre.

Meli

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Di fattine distratte e amiche strafighe, ovvero come sopravvivere senza climatizzatore

In barba alle valanghe  di lamentele sulle esagerate temperature di quest’ interminabile luglio, confesso che a me il caldo piace. E non perché mi faccia stare bene o mi renda  piena di energia;  abito in una mansarda  del 1920 che sembra più un forno crematorio e mi stupisco di svegliarmi la mattina ancora intera e non ridotta in cenere.

Ecco, a me il caldo piace perché mi toglie ogni ardita fantasia di lanciarmi in  qualsiasi tipo di attività fisica o mentale: ho la scusa per non avere voglia di fare un benemerito cazzo. Mi trascino in giro per le stanze, guardando con disprezzo i panni da ritirare, i vetri picchiettati dai piccioni, il letto perennemente sfatto col lenzuolo buttato di traverso come il Santo Sudario all’indomani di una resurrezione un po’ travagliata.

Esco dalla doccia gocciolante, l’asciugamano non serve, e godo intensissimamente  per circa 30 secondi, il tempo  necessario alle  goccioline d’acqua per   evaporare dalla mia pelle. Si sa, non sempre si possono avere alte  prestazioni  e durata contemporaneamente…

Poi mi trascino  in un qualche parco, vittima della leggenda metropolitana secondo la quale gli alberi portino frescura. Macché! Il Po si è trasformato nel Rio delle Amazzoni e non mi stupirei di vedere banchi di piranha aggredire canoisti coraggiosi. In fondo se ci sono gli squali martello in Sicilia , io voglio avvistare pesci assassini nel fiume cittadino.

Incontro la mia amica bionda invece. Lei è alta, flessuosa, sempre pettinata che manco le shampiste di  Jean Louis David, con trucco perfetto che nemmeno le commesse di Sephora, e l’eyeliner, (dico l’eyeliner!) messo su con il  goniometro senza una sbavatura. Ma come fa??? Come??? Io emetto acqua da tutti i pori tipo vaporella, il mascara si è sciolto stile panda e la mia faccia è più lucida di una trota sul banco freschi  dell’Ipercoop. E poi, lei,  profuma. Mughetto dell’Himalaya, Rosa del Kentucky, Patchouli della Patagonia;  mentre io olezzo di Autan della Valpadana. Cammina verso me sorridente e  leggiadra volteggiando su antipatici  trampoli d’ursiani come se ci fosse nata, esibendo caviglie infinite,  da gru. Io ho i sandali della geox e i piedi gonfi per il caldo  che  Pippo Pampers mi farebbe  na pippa.

A sei anni  misi il mio incisivo da latte appena caduto sotto il cuscino e chiesi alla fatina del dentino di farmi  diventare, da grande, come la mia attuale amica : alta, bionda e sottile. Ma la mia FaTTina era   appena uscita dalle Vallette e a me  assegnata d’ufficio per i   lavori socialmente utili. Avvezza piu’ a distribuire polvere bianca  che stare appresso ai sogni di  bambini sdentati,  ha  esaudito il  desiderio di qualcun altro: assomiglio più a  Calimero che alla Kidman e mi ritrovo gambe corte  su polpacci da ciclista. Era  il dentino  di  un baby sherpa.  Ora rido un sacco pensando ad un andino quarantenne biondo e magrino. Chissà se anche nelle remote zone degli altopiani Incas si da la colpa agli idraulici quando un bimbo vien su con una cromia sconcertante.

Ho detestato le mie gambe poco hollywoodiane  e i miei capelli castani durante l’adolescenza,  quando incassi i primi  pugni all’anima,  quelli che ti tolgono l’aria  nel momento in cui comprendi che il  compagno di classe di cui sei tanto innamorata è invaghito  a sua volta di Sabrina, alta bionda e cretina. Più tardi ho realizzato  che le bionde si scottano ed invecchiano prima,  che  gambe solide  mi permettono di arrampicarmi ovunque e soprattutto che la statura da Puffetta mi consente d’ indossare i tacchi più arditi senza temere d’essere più alta del cavaliere che mi porta a cena.

Vorrei  anche dire  di aver capito  che i pugni all’anima cessano di fare tanto  male ad un certo punto. Purtroppo no, quelli riescono sempre a  togliere fiato e sonno come la prima volta. Non importa quanti anni abbia il corpo. L’anima  rimane  quella racchiusa nel sonno di un bambino che, la notte,  affida  il suoi sogni  al  cuscino.

Mi  arrampicherò sulle Ande prima o poi, alla ricerca del  biondo  quechua che mi ha fottuto il dentino.

8 euro al chilo

IMG-20150530-WA0008Ore 13,  metropolitana di Torino, tra le stazioni Spezia e Racconigi. Due ragazze sui trenta brune e carine, sedute davanti a me,   sghignazzano guardando  foto da un cellulare.

-“Questa  l’ abbiamo  postata l’altra notte su un sito…Io e  il tipo  che frequento ora; sai, a  lui piace espormi…  è stato lui  ad insistere. Uno in rete  mi ha offerto 500 euro per una scopxta”.

-“ E ci vai?”

-“Ma no figurati, era così per gioco…non lo farei mai . Però  500 è tanto, mica per tutte!”

Sorride, è contenta; forse, in fondo, sta valutando sul serio l’offerta.

” E te credo!”, penso io, che 500 euro  col mio lavoro impiegatizio li guadagno in… lasciamo stare va, che tristezza!

Mi incuriosirebbe  sapere se l’ aspirante escort sia più orgogliosa del fatto che il ragazzo la esponga come merce rara  su un sito di prostitute, o  sia  compiaciuta  per l’alta valutazione ricevuta.

“Ma che te frega!” mi risponde  il mio unico neurone ancora funzionante, Gege per gli amici,  incagliato nella suadente fantasia di un rosa biglietto da 500 nelle mie mutandine.

Poi però Gege ha un moto di ribellione ( è un neurone  solitario ma tosto), e mi frega avviando in background il programma “massaia” che scatena un semplice calcolo: la brunetta in questione, prezzata 500 euro all’asta, peserà cira 60 Kg, che tradotto, significa poco più di 8 euro al chilo. Come la carne di pollo. D’allevamento. Meno del maiale.

D’improvviso quei 500 euro non mi sembrano più così tanti e  Gege, solitario ma saggio, mi suggerisce che, in fondo, c’è ben poco di cui felicitarsi per quella che non è altro che un’ avvilente valutazione da macelleria.

Meli

Buoni propositi

Seduta su uno sgabello di metallo e gommapiuma del bancone della paninoteca estraggo dall’involucro di carta oliosa l’hamburger del contenuto marroncino; e meno male che la pubblicità che promette “carne al 100%” … negli altri che ci mettono, segatura? Do un primo morso poco convinto. Sento sapore di formaggio e cipolla. La mucca 100% dev’essere fuggita nel frattempo.
“Lo chiamano hamburger chianina perché è fatto con cani chiatti che fanno ingrassare come le oche del foie gras?” Chiedo all’amico che mi siede accanto, cercando di intavolare uno straccio di discorso. Lui replica con un “Boh” mentre dà il terzo ed ultimo morso al suo secondo hamburger. Niente male come inizio di primo appuntamento. Quando si dice che la fame é brutta! E’ carino il tizio però e io immagino di essere al posto di quel panino terminato in tre morsi e non so se essere felice per la famelicità o preoccupata per il tempo di esecuzione.
Di sicuro contiene cipolla, quell’hamburger, tanta da mascherare sapientemente qualsiasi altro retrogusto non autorizzato. Sento perfide molecoline di cellulite annidarsi lungo i fianchi solo a guardarlo, quel panino. Dovrò fare tanta attività fisica, dopo. Ma soprattutto mi preoccupo di come parlerà me il mio alito onion flavor. In fondo è meglio così, vorrei dire qualcosa di unico e intelligente, ma sarà a causa della coca cola adulterata o delle molecoline di grasso che già sento intasarmi anche le arterie, che la mia mente è completamente alleggerita da qualsiasi pensiero che abbia un ben che minimo senso. E visto che mia nonna diceva che è meglio stare zitte rischiando di fare la figura delle stupide piuttosto che parlare e togliere ogni dubbio, mi appello al mio alito ormai improponibile come secondo ottimo motivo per tacere.
Intanto il tizio che mi sta accanto ora ha preso ad ingollare patatine come se non mangiasse da due giorni. Maledetta fame famelica, lo porterà all’infarto! Beh niente male per un primo appuntamento… In effetti ho visto di peggio. Poco loquace il ragazzo, ma affamato. Chissà se sotto le lenzuola… E non credo che resterò qui ad aspettare il suo infarto.
” Siamo quasi a capodanno e a capodanno si fanno sempre buoni propositi… il mio buon proposito per quest’anno sarà quello di pensare di meno, parlare di meno e …fare di più. E il tuo? ”
Chiedo in un impeto di speranzosa socievolezza.
“Io vorrei continuare a mangiare hamburger e patatine tutti i giorni, e anche il milkshake”
replica lui, distratto da questa improvvisa consapevolezza esistenziale.
”Il milkshake è importante!”
Per un attimo mi illudo del doppio senso della parola “milkshake”…Poi il tizio risucchia dalla cannuccia conficcata nel suo bicchierone di carta l’ultimo sorso di Fanta e ingolla una manciata delle mie patatine. Tutto contemporaneamente. E capisco che non c’è alcun doppio senso. Mi alzo dallo scomodo sgabello e mi congedo dal il mio accompagnatore mentre ha la faccia immersa nel suo adorato milkshake. Avrei voluto lasciargli il conto da saldare, ma quello lo avevo pagato io in anticipo.

Meli

hamburger

Scambi in coppia

– ti ho pensato tutto il giorno

– anche io

– così non posso continuare. Hai preso in ostaggio tutti i miei pensieri,li hai accartocciati e spinti a senso unico verso di te

– scusa

– scusa un cazzo, ormai il danno l’hai fatto

– è una cosa brutta?

– si, se mi occupi tutta la memoria ram; non c’è spazio per nient’altro qui dentro

– scusa

– ho un’idea: scambiamoci i pensieri. Tu ti riprendi i tuoi e io mi riprendo i miei…

– non so, saresti brutta con la mia testa sul tuo collo

– già, e tu non riusciresti a reggere il peso della mia

– ho un’altra idea: teniamoci le teste, e…. scambiamoci i corpi!

Meli

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Piccolo decalogo delle fobie quotidiane

Dal vangelo secondo Wiky:

“La fobia è una manifestazione psicopatologica  riguardante stati dell’I Io non pienamente inserito con l’ambiente che lo circonda”.

Vi siete mai soffermati a guardare da quante forme di fobia  siamo circondati? A decine. Tutti ne soffriamo, anche senza saperlo. Ad esempio negli ultimi anni ne è nata una nuova: la nomofobia : la paura incontrollabile, irrazionale, angosciante  che lo smartphone  si scarichi o che ce lo rubino lasciandoci irraggiungibili senza connessione telefonica!!!

Chi, subendo l’improvvisa privazione del telefonino non si è sentito precipitare in uno spazio siderale di buio e solitudine? Peggio della raccomandata in buca che preannuncia multe, carestie e siccità, peggio di una ruota bucata sotto il temporale, peggio una gamba rotta quando abitate al quarto piano senza ascensore. Lo status “ senza cellulare” è la vera tragedia  che ci isola  dal mondo.

Veniamo alle altre fobie quotidiane. Un collega o un conoscente palesemente allergico a saponi e deodoranti lo abbiamo tutti, purtroppo. Ebbene, sappiate che potrebbe non essere un semplice sciattone, ma soffrire di idrofobia, l’irrazionale e paralizzante terrore dell’acqua.

Vostro figlio non fa i compiti e tutte le mattine vi fa tardare perché si rifiuta di entrare in classe? Magari non è svogliato e fannullone, ma semplicemente  scolafobico.

E dove mettiamo i colleghi assenteisti cronici? Magari avete passato giornate ad insultarli accusandoli di fancazzismo cronico. Invece potrebbero soffrire di una brutta forma di ergofobia, la paura del lavoro e delle incombenze. Poveretti. Che vitaccia.

Io soffro della comunissima  fobia delle altezze; se mi volete del male, ma  tanto male,  e volete  liberarvi di me, datemi una bottarella in testa ( piano)  e, mentre sono lievemente svenuta, portatemi sul balcone panoramico della Mole. Abbandonatemi lì, come un cane in autostrada: rimarrò paralizzata per terrore di cadere e non tornerò mai più a casa.

Chè poi le persone  soffrono delle paure più disparate. In rete ho trovato: la fobia del  colore bianco, del nero, delle mani, dei piedi,  vestiti, bastoni, dottori,  palazzi,  nebbia , delle supposte,della  neve, dei  peli, dei  pesci, della  frutta e della verdura, galline, gatti, cani. Qualcuno ha la fobia del sesso ( che disgrazia!), dei viadotti, dei microbi, del buio, della luce, degli specchi, delle malattie, dei ponti, delle  corde e pure del numero 8. E del matrimonio.

Ebbene si, esiste pure la fobia del matrimonio. Proprio come Julia in  Se scappi ti sposo.

Io pensavo che  il mio ex  avesse  “tagliato  la corda” mollandomi ben  tre mesi prima del taglio della torta  perché fosse un grande stronzo, o avesse trovato un’altra fanciulla  la  cui tortina  fosse più allettante della mia,  ma mi sbagliavo!  Di sicuro soffriva di gamofobia, poverino, la paura del matrimonio e dei legami. E io che l’ho insultato in tutte le lingue del mondo, augurandogli le peggio sofferenze, non comprendendo il suo intenso e devastante travaglio psicologico.

Sono proprio una brutta persona.

Esiste la fobia delle brutte persone?

Meli

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Il caso delle coincidenze

Ne sono convinta: le coincidenze esistono.
Prendete una moneta e lanciatela in aria; avete il 50 % di probabilità che esca testa o croce. A dire il vero c’è anche una minima possibilità che si fermi sul bordo, in equilibrio fra le due facce, ma è un evento talmente raro da poter essere trascurato.
Ora rilanciate e rilanciate ancora e poniamo che per 10 volte consecutive esca testa; se doveste scommette sul prossimo lancio probabilmente puntereste croce; e qui vi sbagliate: la possibilità che esca nuovamente testa è sempre la stessa, e se ne frega altamente del fatto che la stessa faccia sia già uscita per 10 volte consecutive. E’ pura statistica e la statistica se ne impippa della vostra scommessa.

Giocate al superenalotto? Sappiate che le chances di fare 6 sono tante quante quelle di pescare una l’unica pallina da ping pong nera in mezzo ad un campo da calcio coperto di palline bianche. O per farla più semplice: le possibilità che avete di conoscere un tizio una sera, farlo salire a casa vostra, trombarvelo e scoprire che oltre ad essere bello e ben dotato, è anche intelligente e ricco con una casa a Malibù ed è follemente innamorato di voi. Praticamente impossibile. Accontentatevi di una bella trombata, che già è tanto.

Eppure, alle volte, succede. Non a me ovviamente, ma ad alcuni si. E quando capita ci si chiede se dietro questa incredibile casualità non germini un piano più ampio, ai più invisibile agli occhi e scrutabile solo da uno sguardo attento e disponibile. Esiste un destino? E’ possibile individuare un fil rouge che unisce un fatale susseguirsi eventi che conducono la nostra vita verso strade inimmaginabili? Alcuni credono che esista una forza in grado di muovere invisibili fili attaccati alle nostre braccia, spingendoci verso scelte che recano implicazioni inimmaginabili. E vi giuro che se becco il burattinaio che continua a smarionettarmi ad minchiam, gli apro il… la sede della fortuna, ecco. Per altre persone invece anche i fatti più strani possono essere spiegati appellandosi alla pura coincidenza, un’alchimia di caso e di cieca possibilità.

Come quella volta che, dopo essere stata bocciata dall’esame di latino per la quarta volta dal Gran Prof Man Pezz Mer ( odiavo GPMPM e il sentimento era evidentemente ricambiato), decisi di fare una sorpresa al mio (ex) ragazzo, giusto per tirarmi su il morale, portandogli al mattino presto due amorevoli brioches appena sfornate e lo trovai a farsi fare un lavoretto dal forno della mia (ex) migliore amica.
Comunque, in seguito a questo casuale concatenarsi di eventi, i miei amici, coi maroni sfrantucati dai miei continui piagnistei, mi trascinarono ad una serata drag queen, alla quale non avevo nessuna voglia di partecipare: “Dai dai Meli, vedrai che sarà divertentissimo“. E fu li, tra piume rosa e tacchi terrificanti, che si verificò una vera, indimenticabile coincidenza: quella notte incontrai…
– Quel caxone del mio ex che si dava da fare con suo amico Mario?
Magari…
-L’uomo della mia vita, quello ricco bello intelligente ecc ?
Macchè! Figuriamoci.
– Conobbi Jenny, travolgente drag queen di notte e Gran Prof Man Pezz Mer di giorno.

Alle volte capita che la moneta cada in piedi.

Meli
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Perversioni infantili: six feet under

Da mia mamma ho ereditato  il gusto per i film horror, le letture di fantascienza e i romanzi noir.
Da bambina passavamo le serate sul pavimento nel salotto moquettato marroncino cacca anni ’80, regno di acari e pelo di gatto. Ne avevamo tre: Caligola, un gatto enorme e nero che deflorò tutte le micette del circondario; Ciro, il cui nome completo era Siranodebergeraq a causa del naso enorme e Pippo, straordinario amante della pulizia intima.
La TV, indistruttibile, rigorosamente in BN dallo schermo bombato, dominava la stanza come un regnate sul trono a dispensar favori e meraviglie. Stava sempre sintonizzata sullo stesso canale, in primo luogo perché all’epoca ce n’erano solo tre, e poi perché il telecomando era un oggetto che andava oltre la più temeraria immaginazione. Tutti gli anni chiedevo a Babbo Natale che quell’enorme scatola grigia si rompesse, in modo da poterne avere una più moderna, a colori magari. Cosa che avvenne solo molti anni dopo.
Nel frattempo facevamo scorpacciate di film, tutti rigorosamente adatti ai minori: da La notte dei morti viventi al Il pianeta delle scimmie, da Non aprite quella porta a Profondo rosso. Senza contare l’indigestione delle prime serie TV, dal mitico Spazio 1999 a I Sopravvissuti . Orgasmico fu il 1984 con l’arrivo de I Visitors. I miei compagni di scuola leggevano Topolino, io Guida Intergalattica per Autostoppisti, e in tempi non sospetti, molto ma molto tempo prima di Twilight, fantasticavo di essere un vampiro e volar via dalla finestra con un fantastico mantello nero. Credo che qualcosa di Mercoledì Addams sia irrimediabilmente penetrata in me: le mie amichette giocavano a fare la mamma con le bambole, cantando loro ninnenanne e cambiando loro il pannolino pisciato (perché c’era la bambola che faceva la pipì, questo si che è orribile), avevano la casa di Barbie con l’idromassaggio e ne organizzavano il matrimonio; io, le bionde anoressiche Mattel, le odiavo: le facevo mordere da Ken il Vampiro e se sopravvivevano diventavano Barbie Vampirella, altrimenti svanivano nel nulla, con tanto di Big Jim , l’amante segreto, disperato nel cercare l’amante fuggita, di sicuro con un altro amante più bello e muscoloso. Dopo qualche tempo le mamme delle mie amiche non erano più molto contente che io andassi a giocare a casa loro e i miei genitori smisero di regalarmi bambole che, inspiegabilmente, sparivano.

Tutto ciò era rimasto sepolto nella mia memoria fino a quando mia madre qualche giorno fa, zappando l’orto in una zona non utilizzata da anni, finalmente ha  risolto il mistero delle bambole scomparse. In mezzo ai resti di scatole da scarpe ormai marcite, ha rinvenuto  gli inalterabili resti plastici di Barbie Ballerina ed altre 10 bambolucce varie: non erano sopravvissute al morso di Ken! Tra zucchine e pomodori, avevo dato loro degna sepoltura, con buona pace di Big Jim.
Stephenie Meyer non lo sa, ma Twilight l’ho inventato io.

Meli

Vampirella

Vampirella. Illustrazione originale di Meli. Attualmente esposta a casa sua.

Patita del fashion. Della patata.

Tira più un capello in salita che un carro di buoi in discesa. Si, lo so, non era un capello. Ma come la mettiamo quando il pelo in questione perde lo charme corvino della giovinezza per un inevitabile sale pepe? E’ una tragedia per la mia amica (non io …sempre lei) che essendo oltre gli anta ma ottimamente conservata (quasi quanto me) e avendo trovato un nuovo fidanzato (io invece no), prova un sottile odio per quei peletti stronzi che si ostinano a spuntarle là sotto. Nulla serve, né le settimanali incursioni con pinzette afferra e strappa, né i ceri votivi accesi in chiesa storpiando la canzone “Fammi crescere i denti davanti te ne prego bambino Gesù, sono due ma mi sembrano tanti ” in “Fammi crescere i peli davanti te ne prego bambino Gesù, colorati ti prego non bianchi”. Rispuntano sempre bianchi e spessi come i pali della luce di corso Lione. Inguardabili.

Tutto sembra irrimediabilmente perduto… quando Tony, il parrucchiere di fiducia, o meglio “la” hair stylist, interrogata sull’argomento, tra una meches e un colpo di piastra, ci apre un mondo (e non solo quello):

– Ma caraaaaa, amoreee. E tingila no?

-Tingerla? Perché, esiste la tintura per il pelo?

– Ma certo tosorooo, non o sai? Oh ma come sei giurassica. Certo, c’è la tintura apposta, senza ammoniaca eh; esiste anche per il petto, ma quella è per gli uomini, sai quelli belli villosi, che amano le camicie sbottonate…

E così, dopo la moda California Style che vuole la patata tutta pelata e lucida come una melanzana, e le depilazioni fantasiose che vanno dall’art deco al barocco piemontese, passando per il pizzo di Vittorio Emanuele II, approdiamo a una nuova frontiera, per arrivare lì “dove mai nessuno è arrivato prima”.
Che poi, pensandoci bene, pilu bianco o no, chissenefrega? Io non voglio aspettare! La voglio fare anche io questa tintura miracolosa. Farmi bionda, tutta, sopra e sotto per una volta nella vita. Capelli, pilu e ascelle. So già che diventerò una patita del fashion della patata e non vedo l’ora di sperimentare il nero intrigante Mortissia, il rosso timido fragolina di bosco, il viola prugna, il teutonico rosso Gruber, il deep blu, il biondo Re Leone; oppure darmi al romanticismo con l’azzurro Fata Turchina, o il lilla , che si sa, invoglia. Da evitare solo il grigio topo, anzi grigio topa. E a tutte le donne da lunga data accoppiate, che si ritrovano con un compagno pantofolaio saldamente accozzato sul divano, ma che vogliono dare una sferzata alla loro vita sessuale, consiglio il verde pisello. Non so che reazione provocherà, o magari non provocherà alcuna reazione, ma almeno, in un modo o nell’altro, il pisello c’entra.

Meli

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L’amore. Quando il fulmine colpisce, i gamberetti tremano

La mia amica  si è innamorata. Così, da un giorno all’altro. Come una quindicenne che ha preso una sbandata per il capitano della squadra locale di rugby. E’ una gioia vederla. Il ritratto della felicità. A tratti la sento ridacchiare e  parlottare  da sola,  un po’ come i matti. La spio di nascosto, voltando appena gli occhi e un breve cenno della testa: la vedo che legge qualcosa sul display del telefono. Non commento né chiedo, anche se muoio di curiosità;  non voglio disturbare il suo mondo di messaggini romantici e promesse erotiche a base di gamberetti in salsa rosa  da sorbire  con qualsiasi mezzo,  tranne che con la forchetta.

E’ ipercinetica,  zompetta qua e là saltellando  sulle piastrelle, come si faceva a dieci anni  col   gioco del gessetto.  Ma, sapendo che ha passato da qualche anno i 40, sono preoccupata per le sue giunture.

E poi canticchia! Canzoni melodico italiano, da Tiziano Ferro, a Laura Pausini. Un vero spasso. Voglio affogarla.

Quando passa il limite di umana sopportazione sfrantucandoci timpani e palle   con motivetti taglia vene, e  la tarantella della sua inarrestabile  ridarola ci provoca sbandamenti da girotondo alcolico, la fulminiamo, io e le altre amiche coppia_scoppiate o zitelle, piantandole  addosso un dardo da mucca pazza, resa pazza dalla protratta assenza di alimentazione adeguata.

“ Siete solo gelose” pigola  lei, tra una risatina e l’altra.

“Sì”  tuono  io “ Assolutamente”.

Mi manca quella incredibile  sensazione di esaltazione che solo l’innamoramento regala, lo stomaco sottovuotospinto, il fremere della pelle sotto le dita, l’attesa della lucina  sul telefono, il cuore impazzito, la testa fra le nuvole.  I sogni agitati, i risvegli all’alba con quel sorriso ebete stampato in faccia.

E ancora la scelta  accurata del vino per la cena, e la ricerca maniacale  delle mutandine nuove, pensando solo a come verranno tolte di li a poche ore. Ore eterne nell’attesa impaziente di labbra e pelle e profumo.

“ L’innamoramento è come l’influenza”, ti prende inaspettatamente, ti da tremori e brividi, ti spacca le ossa, ti annebbia la vista, ti costringe a letto. Poi la temperatura scende, i tremori  si placano, i gamberetti in salsa rosa lasciano posto alla minestrina, i perizomi sexy cedono il posto a mutandoni di cotone brutti ma comodi e la “tartaruga” sul petto di lui diventata un plissettato di comodi cuscini.

Intanto la mia amica continua a  canticchiare  e visto che  oggi  dimostra 10 anni in meno,  chi se ne frega di domani?

In fondo, anche una minestrina, se preparata con amore, può essere  squisita. Con gran sollievo dei gamberetti.

Meli

 

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