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C’ero davvero?

Con l’arrivo della primavera le giornate si allungano. Il sole finalmente fa capolino tra le nuvole e si esce più volentieri.  Le gonne delle donne si accorciano le magliette degli uomini si pezzano. E puntuali, da tasche e borsette, vengono estratti migliaia di fotocamere, travestite da  cellulari. Niente macchine fotografiche compatte. Estinte sotto il peso della tecnologia smartphone.

Eccolo: l’arcobaleno che nasce dagli spruzzi della fontana e …click. Il bambino in piazza che raccoglie il gelato spappolato sui sampietrini, click. Il sorriso della fidanzata in un fuggitivo battito di ciglia, click. Il riflesso degli alberi sul Po, click. La Luna che sorge dietro i Cappuccini e click. Tutto un immenso di figure, emozioni e  colori  racchiuso in un minuscolo spazio vitale. Ha del miracoloso. O del magico.

E poi a scegliere, ritoccare  e  documentare, pubblicando in ogni social conosciuto  la nostra bellissima giornata domenicale. Cosicché la vedan tutti e, soprattutto, la possiamo rimirare noi per scongiurare il rischio che  l’assenza di una prova tangibile  renda tempo trascorso simile ad un’ ombra sottile, a metà tra ricordo e sogno. Forse i click servono proprio a questo: a cristallizzare quell’attimo intenso e volatile  che ci sfiora ed è già andato. E a darci la certezza di aver vissuto veramente.
Tuttavia io  mi chiedo:  l ‘abbiamo vissuta davvero la nostra domenica di primavera? Oppure eravamo troppo impegnati a renderla immortale per coglierla veramente?

Meli

Close up photo of a female tourist taking photos of a beautiful beach in The Bahamas with her iPhone 4 camera