Il neo della sposa

10:30 di un 33 luglio qualsiasi, ci sono 40 gradi all’ombra e il 98% di umidità. Persino i platani sono appassiti e giacciono adagiati sui marciapiedi. Tu potresti essere al mare, in punta a un monte sulle rive di un laghetto alpino o anche solo appollaiato sul condizionatore e invece no. Sei in giacca e cravatta (che metti una volta ogni 7 anni) davanti alla parrocchia di Santa Maria Vergine Scalza Addolorata e Appassita per il caldo, in attesa che arrivi la sposa. A renderti felice un’unica grande certezza: non sei lo sposo. Sei solo un invitato che ha stampato in faccia il sorriso d’ordinanza tipo “sono proprio felice di essere qui. Che bello, che bello, che bello”.

Arriva la macchina della sposa che ha due caratteristiche principali: è scura ed è un modello di macchina che usano solo vescovi, protettori e spose. Si apre la porta e scende la sposa. La conosci da 1000 anni. L’hai vista fare gare di rutti, vomitare ubriaca con la testa infilata nel water e la conosci pure in senso biblico. Quindi hai visto tante altre cose. Quando scende pensi “Oh cazzo ho sbagliato matrimonio”. E invece no. E’ lei. Solo che ha uno strato di flatting sul viso, un’acconciatura da fare invidia a Moira Orfei (con dentro le colombe in tinta col vestito), gli occhi azzurri più grandi di quelli di Pollon ed è travestita da meringa. David Bowie e Renato Zero insieme, fatti di LSD, non avrebbero saputo fare di meglio. Tutti in coro “Che bella”. Già…ma non aveva gli occhi azzurri. O si?

E lo sposo? Booooo. Dello sposo non frega niente a nessuno. Avesse mandato un amico con la delega sarebbe andato bene lo stesso.

Cerimonia. Come ce li metti 400 invitati in una cappelletta di campagna di quaranta metri quadri? Semplice: 10 per metro quadro. Ti viene il sospetto che il Cristo possa schiodarsi dalla croce per tuffarsi sulla folla come Axl Rose ai tempi d’oro. Ma non lo fa. Peccato.

Si comincia. Mendelssohn suona l’organo, i fiori di arancio si spatarano sui banconi. le mamme piangono, i papà si commuovono, gli amici ridono, gli ex fidanzati ripensano. Ivi compreso te. Ricordi la sposa. Guardi la sposa. Spogli la sposa. Ricordi un neo sul seno sinistro.

Vuoi tu bla bla bla in malattia, carestia..bla bla…alluvione e uragano bla bla…morte non vi separi?
Ma si

O era il seno destro?

Vuoi tu bla bla bla in malattia bla bla bla invasione di cavallette bla bla bla online e offline bla bla bla morte non vi separi?
Ma si

No no era il sinistro.

Vi dichiaro uniti nel sacro vincolo del mutuo.

A quel punto esci a fumare. Un po’ perché ne hai voglia e un po’ perché ti piace pensare che così non saprai realmente come è andata a finire. Non vuoi essere complice fino in fondo e potrai sempre dire che non c’eri. Gli sposi escono. Riso, spaghetti, tagliatelle e quant’altro sia tirabile viene tirato. Sono le 11.30. Gli sposi sono di Torino, la cerimonia si è tenuta in un paesino dell’astigiano, il ristorante è vicino a Como. Si parte in carovana. Gli sposi arriveranno. Vanno solo a fare le foto….tipo a Venezia. Si è lontano ma faranno in fretta. Vale la pena…Piazza San Marco è così carina…

Ore 13.30 sei nel ristorante. C’è il giardino, il laghetto finto col cigno vero, il salice piangente con sotto una panchina a forma di cuore, due cerbiatti di ceramica. Finti. L’aperitivo arancione anal-colico.

Ore 14:30 sei sempre nel ristorante e hai una fame porca. Continui a prendere aperitivi a ripetizione. Rovesci il contenuto nel laghetto ma almeno mangi l’oliva. Tiri il nocciuolo al cigno per noia. Dice il padre della sposa “Stanno tornando sono già all’altezza di Bergamo”.

Ore 15:00 spinto dalla fame con un gruppo di amici architetti un piano per catturare il cigno e mangiarlo. Ma il cigno lo sa, è pratico, gli capita tutte le domeniche e quindi sta in quel ramo del laghetto di Como …che è irraggiungibile.

Ore 16:00 arrivano gli sposi. Li odiano tutti. Hanno fatto 451.328 fotografie.Quelli di Google Maps per la mappa di Venezia ne hanno fatte meno. Solo le 1300 più belle verranno stampate e messe in un album di pelle spesso 90 centimetri.. L’album lo dovrai vedere tutto. Tutti gli amici dovranno vederlo tutto, poi verrà messo in un armadio e dimenticato per sempre.

– Alex grazie. Son contenta che tu sia qui.
– Alexia…sei stupenda vestita da sposa.
– Grazie. Ti piace il vestito?
– Si. Bianco è originale. Poi le colombe…
– Quali colombe? Buono il pranzo vero?
– Le olive erano deliziose. Ma Alexia…avevi già gli occhi azzurri?
– Dai non fare il cretino
– Alexia posso chiederti una cosa? Ma il neo sul seno…è a destra o a sinistra?
– Alex …..

Cinque anni dopo:

– Alex ci vediamo sabato sera? Questo weekend i bambini li tiene lui.
– Si si Alexia…ci sono.
– Che facciamo? Boh..se vuoi guardiamo l’album del matrimonio.
– Vaffanculo.
– Dai scherzavo. Alexia posso chiederti una cosa? Ma il neo sul seno…è a destra o a sinistra?
– A sinistra Alex.
– La tua o la mia?

Alex

Alexia. Sì…ha gli occhi blu

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  1. entomotimica

    L’aperitivo anal-colico e “la mia o la tua”. Bellissimo!
    Vorrei citare una frase, in tema, che ho trovato una volta su un foglio appiccicato al muro: “un’altra donna ha sposato mio marito”.

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