Le pile della nonna

21 agosto 1905, comune di Veinticinco de Mayo, provincia de la Pampa. Argentina. In una fattoria dispersa nella prateria nasce un bimba. E’ prematura, settimina. La mettono in una scatola da scarpe. Non ci sono medici o infermieri, ma tutti sono d’accordo su una cosa: è troppo piccola, non ce la può fare. Sentenziano:

Morirà.

E hanno ragione: morirà…….105 anni dopo, dall’altra parte del mondo, dopo essere diventata mamma e nonna. La mia. Il 22 agosto, visto che ancora non è morta, il padre decide di registrare la nascita in comune quindi sale sul cavallo e parte. Verrà registrata il 23 agosto. Deduco che abitassero un po’ fuori mano. Ovviamente la chiamano come le sue due nonne: Francesca Domenica. Inutile dire che la sorella minore la chiameranno Domenica Francesca. Nel 1910 torna con mamma, papà e sorella in Italia. 28 giorni di nave in terza classe. Mille volte ho chiesto: “come è stato il viaggio?”. Mille volte ha risposto “lungo”. “Avevate paura?” “No”. Del resto all’epoca le navi erano inaffondabili perché il Titanic ancora doveva essere costruito e Schettino non era ancora nato.

A 16 anni le comprano una macchina da cucire Singer usata. Le dicono “tienila bene”. Farà la sarta tutta la vita. E la macchina da cucire la terrà bene, visto che è davanti a me nel 2014 perfettamente funzionante. Francesca sopravvive a due guerre mondiali (ma ricorda anche la guerra di Tripoli) e vede due volte la cometa di Halley. Invecchia bene, fin troppo bene. Diventa vedova, vede morire tutti i fratelli, le sorelle, i cognati e anche una nipote. Quando torna a Borgo D’Ale, paese della sua giovinezza, non c’è più nessuno dei suoi coetanei. Ma lei non si perde d’animo e va in giro salutando vecchietti ultraottantenni dicendo “ti ho visto nascere….” e tipicamente dopo aggiunge “a l’è ‘n brau fiol” (è un bravo ragazzo n.d.r).

A 100 anni decide di farsi operare di cataratta. Appena si vede allo specchio dopo l’operazione commenta “oooo ma come sono diventata vecchia”. Poco dopo decide di mettere l’apparecchio acustico. E da quel giorno sul calendario di mia mamma troneggia la scritta, ripetuta mensilmente, “cambiare le pile alla nonna”. Dopo i 100 anni compare quel curioso fenomeno per cui parlando della sua età la gente non solo dice gli anni, ma anche i mesi. Come per i bambini. Le mamme dicono del figlio “ha 18 mesi”. Di Francesca si dice “ha 100 anni e 6 mesi”. E mentre la gente conta i mesi lei arriva a 103 anni e cominciano i problemi. E quando hai più di un secolo e hai problemi, non sei manco più padrone di farti una pennica senza svegliarti con un prete che ti sta dando l’estrema unzione, chiedendoti se hai qualcosa da confessare. Cosa che avviene più volte. Non so cosa confessi Francesca al prete, ma c’è da dire che se riesci a peccare a quell’età, stando chiusa in casa, meriti rispetto. E tra un’estrema unzione e l’altra Francesca continua a invecchiare. Viene messa in una casa di riposo dove…..ovviamente….

No, non muore.

L’ambiente le piace, si riprende. Parla con le altre vecchiette, ride, partecipa al karaoke settimanale (per davvero!!!!) e guarda la tv. Durante il telegiornale commenta notizie che il conduttore non dice. Qualcuno pensa che sia fuori di testa. No.sta solo leggendo le news che passano scritte nella parte bassa dello schermo.

Tie’.

Francesca non è mai stata alta. Nel fiore degli anni era un metro e cinquanta e diventa sempre più piccola. E negli ultimi anni mi nasce il sospetto che invece di morire sparirà. E infatti sparisce un pomeriggio di gennaio del 2011. Recitava il necrologio “All’età di 1265 mesi è prematuramente venuta a mancare all’affetto dei suoi cari Francesca…..”

Alex

titanic

Le navi nel 1910 erano inaffondabili

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  1. zeusstamina

    Stupendo. E mi fermo qua. Diciamo che è una versione senza Brad Pitt di Il Curioso Caso di Benjamin Button (anche senza il ringiovanire mentre si invecchia toh… ma l’ambientazione, o come l’hai descritta, è quella).

  2. tachecca

    …ho i brividi e intanto sorrido ripensando all’appuntamento “oggi devo andare a cambiare le pile alla nonna” 🙂 Alex, ti sei superato in questo racconto! GRANDE!

  3. Livio

    Grande! Mi hai fatto tornare in mente che anch’io ho avuto nonni e zii andati e/o nati in Argentina. Uno zio, fratello del nonno materno era emigrato in Argentina in cerca di fortuna, anche lui sarto. Quando ha capito che la fortuna non sarebbe passata dalle sue parti è sceso in miniera ed è uscito alla luce solo quando aveva messo insieme tutti i soldi per prendere il “bastimento” – le navi passeggeri all’inizio 900 le chiamavano così- per poter tornare in Italia, a continuare a fare il sarto ed a morire a 96 anni.

  4. FRANZ

    Bellissima storia, e scritta molto bene. Spero di arrivarci anch’io così in forma, con le pile e la macchina da cucire!

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