Il Cane Missile e la bambina

Cujo  è un cane  piccoletto e  stortarello. Ha grandi occhi liquidi e nella sua genealogia ci deve essere un che di  bull terrier /bassotto/carlino: muso aerodinamico  con chiazza nera sull’occhio ( tipo pugno sull’orbita dopo sbornia in pub), corpicino  oblungo con le zampette corte. Cujo non  respira, rantola. A dirla tutta è proprio bruttino. Ci conosciamo  un sabato di Aprile, secoli fa, mentre torno  a piedi  a casa da scuola, quando ancora c’era  scuola al sabato e i bambini potevano andarsene in giro da soli. Tutto è  giallo di girasoli e blu di cielo spazzato dal vento. Sono  felice perché l’indomani non c’è scuola. Sono  felice perché fa finalmente  caldo. Sono  felice perchè… Non lo so. Sono una bambina solitaria e felice. Tutto qui.

Cujo deve aver annusato quella spensierata felicità che solo i bambini hanno. Gli deve essere piaciuta. E ha deciso che voleva rimanere con me. Ha preso a seguirmi all’angolo della fontana e, un paio di chilometri dopo, alla rotonda della pasticceria, è  ancora li. Silenzioso, due metri dietro di me. Mi fermo e apro la cartella, blu e rossa. Dentro ho un avanzo di crackers, sbocconcellato all’intervallo delle 10 pezzettino per pezzettino.Lo do a  Cujo che lo prende delicatamente dalla mia mano e, addentandolo con cura, lo posa a terra; poi con una zampetta ne tiene ferma la metà mentre con la lingua rosea  lo sbocconcella pezzettino a pezzettino. Lo guardo stupita. Lui  ricambia il mio sguardo interrogativo con quell’aria da “Mbè, che c’è? Io mangio sempre i crackers in questo modo”.  Poi si siede. E aspetta. Non mugola, non abbaia. Aspetta. Ecco, a questo io non ho mai saputo resistere. A chi sa aspettare. Non reggo chi sbraita, si lamenta, inveisce, borbotta. Gli do il resto della merenda e da allora non ci siamo separati più. Cujo è rimasto con me per i successivi 6 anni e 2000 pacchetti di crackers.

Non ho mai saputo da dove arrivasse. Randagio non era, e le foto che avevo seminato  per il paese con la scritta “ trovato un cane” non avevano portato  a nulla.

Cujo era il mio angelo custode. Mi accompagnava a scuola al mattino, ed era lì davanti al cancello quando uscivo. Mi seguiva per le mie solitarie scorrazzate in campagna, dove mi diede prova delle sue straordinarie capacità di corridore. La sua felicità era un bastoncino gettato lontano e che raggiungeva con un’accelerazione degna di Bolt. Ho sempre sospettato che il suo segreto  fosse il muso aerodinamico con quella  buffa curvatura: nella corsa non gli stava dietro neppure il levriero del vicino. Lo ribattezzai Il Cane Missile.

Poi  un giorno se n’è andato. Non morto, proprio andato. All’alba  di una ventosa domenica,  salta sul mio letto  per leccarmi la faccia. Quando mi alzo qualche ora dopo  non è nella sua cuccia, né in cortile né in strada. Passo giorni a cercarlo, semino foto  per i paesi limitrofi  con la scritta “smarrito Cane Missile”.

Nulla. Non è tornato più.

Mi piace pensare a Cane Missile come alla mia Mary Poppins. Arrivato e partito in una giornata di vento.

Ieri è venuta a trovarmi Emma, la mia nipotina. Aveva con se un nuovo amico. Lui l’ha seguita per strada mentre tornava da scuola. Poldo lo  ha chiamato perché le ha mangiato tutto il panino della merenda. Poldo ha una macchia sull’occhio e il muso oblungo. E nella corsa, non lo batte nessuno.

Meli

cane modified

Il Cane Missile dopo 1878 pacchetti di crackers

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  1. Bia

    Il cane è proprio bruttino! Ma sono una persona che non giudica gli altri dall’aspetto, piuttosto dal carattere. E dopo aver letto il racconto, riguardo la foto e lo trovo bello 🙂

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