Menzione alla minzione

Wikipedia: “è l’insieme degli atti fisiologici, volontari e involontari, che determinano l’espulsione dell’urina raccolta nella vescica”. Ma non scherziamo! Per un uomo fare pipì è molto, ma molto di più!

E’ un atto nobile che, se da un lato attinge ai nostri più ancestrali e animaleschi istinti, dall’altro è condizionato da migliaia di anni di evoluzione e influssi culturali.Ma cominciamo dall’inizio. Un uomo, se ascoltasse il proprio istinto, farebbe pipì  non solo sulla tavoletta del water, ma su tutto ciò che lo circonda, indipendentemente dal fatto che si tratti di oggetti inanimati o di esseri animati. Sulla portiera della macchina per evitare di farsela rubare, sullo scaffale Billy dell’ikea dopo averlo montato per sentirlo veramente suo, sul proprio cane per fargli capire chi è il padrone e sui piedi della propria compagna per tenere lontani gli altri maschi. Ora, non starei a sindacare sui motivi per cui, purtroppo, e ribadisco purtroppo, tutto ciò non è più realizzabile. E soprassiedo anche su quanto questa repressione culturale violenti la più spontanea e genuina natura degli uomini. Mi soffermerei invece a riflettere sul fatto che comportamenti tipicamente maschili, che spesso vengono additati e definiti volgari o disdicevoli, altro non sono che arricchimenti di un atto – fare la pipì – che è oramai stato spogliato del suo vero intimo significato.

Vediamone alcuni.

Fare la pipì sui muri. Scena non infrequente nelle nostre città. Sfatiamo subito un mito: la scelta del muro/palo/albero non è tanto una necessità culturale quanto tecnica: il supporto verticale canalizza l’attenzione dei liquidi e ne favorisce un ordinato deflusso, che evita spruzzi indesiderati sulle scarpe. Detto ciò, il muro comunque diventa un foglio bianco su cui esprimere il dolore per le deprivazioni subite. Ed ecco il motivo per cui l’uomo, con la stessa sicurezza con cui Paganini afferrava il suo violino, afferra il suo prezioso strumento e si lancia nelle più svariate evoluzioni: ondeggiamenti laterali per ricoprire la più grande area possibile, improvvise impennate nel tentativo di arrivare più in alto, movimenti inconsulti per essere creativi nei disegni. E chi più ne ha più ne metta, ma il concetto base resta comunque semplice: più muro usi, più è grande il tuo territorio.

La pipì in compagnia. Si diceva un tempo: “Chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia”. Un evergreen che ricalca in pieno la fenomenologia sopra descritta, con l’aggiunta dell’aspetto competitivo. Ed ecco perché, come tanti piccoli Grisù impazziti, ci si spertica nel tentativo di far canestro nel cassonetto dell’immondizia o di bagnare i gerani alla signora del primo piano. Ed improvvisamente la buffa assonanza tra le parole “minzione” e “minchione” non sembra più casuale.

La pipì sulla neve. Sicuramente la situazione che più scatena la fantasia maschile. Penso che principale la perversione di tutti sia quella di scrivere il  proprio nome. E se ci sia chiama Ugo Bo, forse è realizzabile. Ma, se ci si chiama Massimiliano Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, o ci si limita all’arte dell’incompiuto o si sceglie un diminutivo: io Alex l’ho scritto per intero. Parecchie volte. Ritengo opportuno spendere due parole sullo stile. Benchè la scelta del font stampatello maiuscolo sia quella più naturale, si tende a trascurare il fatto che essa implichi una sospensione del flusso tra una lettera e l’altra. L’esperienza insegna infatti che la fluidità del corsivo minuscolo è impareggiabile. E non richiede pause. Non è ovviamente il caso di mettere i puntini sulle “i”.

Vorrei concludere con l’analisi puramente tecnica di uno degli aspetti più dibattuti sull’argomento “pipì maschile”: gli spruzzi sulla tavoletta del water; posto che, alla luce di quanto detto fin ora, spero risulti evidente a tutti che sono assolutamente poca cosa. Ma è importante che le donne acquisiscano un’ulteriore preziosa nozione: talvolta il nostro aerografo di precisione, soprattutto quando ha passato un po’ del suo tempo ad essere piacevole trastullo di mogli e compagne, si trasforma in una sorta di pompa impazzita. Non so se dipenda dal fatto che ha ancora la testa tra le nuvole o non ha ancora avuto il tempo di ricomporsi a dovere, ma l’effetto percepito dall’utente è che il flusso devia sensibilmente dalla traiettoria prevista. In alcuni casi anche di 90 gradi. Insomma, il primo spruzzo……parte a caso. Nulla di più facile che centrare l’oblò della lavatrice o dare nuovo “candore” all’asciugamano del corredo della nonna con le iniziali ricamate a mano sul bordo. E’ ovviamente possibile, oltre che fortemente consigliabile, ritarare la mira in corso d’opera….ma oramai il danno è fatto.

“Ma falla da seduto”.

Tutti ce lo siamo sentiti dire almeno una volta. Allora……posso sopportare il fatto che per prendere proprietà di un terreno si vada dal notaio e non ci si pisci intorno. Posso sopportare che la voltura dell’automobile non si faccia con una sana pisciata sul cofano. Posso sopportare che l’atto del fidanzamento si compia con l’uso di un anello con diamante e non con una simpatica innaffiatura della compagna. Ma non posso sopportare di far pipì da seduto. Proprio no. Almeno la posizione eretta lasciatemela.

Un’ultima riflessione: esiste una canzone degli anni ‘70 che si intitola “Ho scritto t’amo sulla sabbia”…….è il caso che aggiunga altro?

Alessandro Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare

Per comodità: Alex

love2

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  1. Josè Bernò

    Comunque voi maschietti almeno in una cosa siete più fortunati di noi femminucce: in inverno, col freddo, non siete obbligati a spogliarvi per fare la pipi. Avete tutto li, comodamente a portata di mano! 😉

  2. graziaballe

    Il mio palazzo è una multiproprietà.
    Tutti quelli che passano sentono il desiderio irrefrenabile di marcarlo a caldo!
    Al mattino riconosco le sfumature di birra chiara, scura o rossa come una novella sommelier di quell’atto liberatorio. Confesso che l’inebriante esalazione non ha quasi mai generato pensieri di virilità ma ha solleticato la parte del mio encefalo che guarderebbe “mille modi per morire”. 🙂
    Tuttavia ora quando vedrò A.S.M.V.M.sulla prima neve torinese, anzichè pensare che sia l’acronimo di “Anvedi Sto Minchione Vescico Mioralassato”, ti penserò con simpatia! 😀

  3. V.

    Freud parlava dell’ “invidia del pene”…e aveva ragione!Deve essere di una comodità assurda per fare pipì,al di là dei “giochini” divertenti che hai appena elencato e che,se fossi uomo,farei sicuramente!

  4. Pingback: Meli risponde: menzione alla minzione per lei | Zone Errogene
  5. goldpippa

    ti faccio una confidenza: da piccola, invidiosa come non mai della vostra proboscide, volli farla in piedi pure io (essendo portatrice sana di vagina)… mi misi così in piedi sulla tazza, a gambe divaricate e pisciai.
    penso che poco entrò nella tazza, il più si perse a rigagnoli caldi sulle mie gambe, piedi e feci un macello sul pavimento, sulla tavoletta.
    insomma.. il pulire poi, è quello che fa la differenza 🙂
    sinceramente a me che tu (intendo genericamente) pisci in piedi o seduto, non tange … basta che poi lasci pulito 🙂

    ciao 🙂

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